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ACNE

ACNE

nov 24, 2012

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L’Acne è una patologia di frequente osservazione, interrazziale, infiammatoria, a patogenesi multifattoriale.

Essa incide fortemente sulla popolazione giovanile, alcuni autori riportano che ben il 91% dei maschi e il 79% delle femmine viene interessato durante l’adolescenza.

 

 

 

L’esordio avviene in genere in età prepubere, dopo qualche anno il quadro clinico può peggiorare. Nei soggetti femminili spesso è associabile all’ovaio policistico. L’esordio si ha generalmente in età prepubere e dopo circa 4/5 anni il quadro clinico raggiunge la massima espressività per poi risolversi intorno ai 20-25 anni per i più fortunati. Sono sempre le aree cutanee ricche di unità pilo-sebacee ad essere coinvolte. Infatti, le manifestazioni si localizzano prevalentemente al viso, al collo e sul dorso. L’acne è caratterizzata nelle prime fasi da manifestazioni non infiammatorie, quali il comedone chiuso o aperto e, secondariamente, da lesioni di tipo infiammatorio come papule, pustole e noduli. Spesso il quadro clinico può essere peggiorato dalla formazione di piccole cisti, cavità ascessuali e neoformazioni cicatriziali. Possiamo definire l’acne come lieve (comedonica, papulo-pustolosa), acne moderata (papulo-pustolosa, nodulare), acne severa (nodulare grave o conglobata). Ciascuno di questi tipi di Acne ha bisogno di trattamenti specifici, secondo un algoritmo terapeutico idoneo, sebbene il substrato anatomico dell’acne resti l’unità pilosebacea. La gh.sebacea è soggetta allo stimolo degli ormoni androgeni durante la pubertà. Proprio nelle regioni della fronte, del cuoio capelluto, delle guance la loro densità raggiunge le 400/900 cm2. Sono ghiandole olocrine il cui secreto corposo è costituito dalla completa disintegrazione della cellula. Ciascuna ghiandola è costituita da una serie di lobuli, ciascuno dotato di dotto proprio, questi piccoli canali convergono in un dotto comune che si apre nella porzione inferiore. Durante la loro migrazione si arricchiscono di lipidi, man mano che si accumulano nelle cellule sebacee queste diventano più grandi sino a giungere alla rottura della cellula. Per compiere questo processo le cellule sebacee impiegano dalle 2 alle 4 settimane. Il sebo poi impiega circa sette giorni per arrivare sulla superficie cutanea, dove svolge importanti funzioni. Quali il mantenimento dell’idratazione attraverso il film idro-lipidico, composto da una miscela di sebo appunto e cellule epidermiche. Gli ormoni androgeni esercitano un controllo sulla produzione del sebo, a livello delle ghiandole sebacee. L’attività ormonale nell’uomo ha inizio all’età di 7-8 anni circa, con conseguente aumento della produzione di sebo. A livello dell’unità pilo-sebacea esistono dei recettori androgenici. I periodi di forte stress concorrono ad attivare nell’organismo la produzione di alcuni ormoni rilasciati dalle ghiandole surrenali, quali DHEA, DHEAs e Androstenedione. Questi androgeni surrenalici, a loro volta subiscono una trasformazione periferica in Testosterone e Diidrotestosterone androgeni più potenti. Essi sono in grado di attivare i recettori androgenici presenti sulla superficie delle ghiandole sebacee che sono così stimolate a produrre più sebo (seborrea), che a lungo andare sedimenta all’interno, stimolando la proliferazione batterica e la conseguente infiammazione del follicolo sebaceo. Inizialmente il risultato può essere una pelle grassa con punti neri, comedoni e microcisti sottocutanee.
Sono questi i principali meccanismi che causano l’acne: aumentata attività delle gh.sebacee, sedimentazione del sebo e ispessimento dell’infundibolo (iperproliferazione dei cheratinociti), colonizzazione batterica, infiammazione follicolare e perifollicolare. L’aumentata produzione di sebo è legata anche a modificazioni qualitative del secreto, ed in particolare da una riduzione dell’acido linoleico. La microflora del follicolo pilo-sebaceo è costituita da Staffilococchi, difteroidi anaerobi, Propionibacterium Acnes e da lieviti lipofili Pityrosporum ovale e orbicolare. Il P. Acnes rappresenta il micro-organismo predominante nelle lesioni acneiche, e svolge un ruolo chiave nella seconda fase della patogenesi dell’Acne.

Vietato spremere i brufoli: così si favorisce solo l’infiammazione e si rischia di prolungare e complicare il quadro clinico. Attenzione anche al clima, quello caldo-umido può’ peggiorare l’acne. Quando il problema persiste complicandosi, meglio rivolgersi a un dermatologo, che seguirà un opportuno algoritmo terapeutico a seconda dei casi.

 

Farmaci
Creme o gel a base di retinoidi, derivati della vitamina A, sono trattamenti di prima scelta. Talvolta possono essere abbinati a un gel antisettico al benzoile perossido ed, eventualmente, a un antibiotico in crema o da prendere per bocca, a seconda della gravità e dell’estensione dell’acne. É sempre bene prescrivere molecole antibiotiche con la massima attenzione e se strettamente necessario. Tenendo in seria considerazione una possibile antibiotico resistenza con prevalenza per i ceppi di P. Acnes. Proprio per questo vige un uso razionale anche per gli antibiotici topici i quali non devono mai essere usati in monoterapia o per periodi più lunghi di 3 mesi, per l’alto potenziale di induzione di resistenza batterica che hanno. L’approccio più efficace è il trattamento di combinazione, e a seconda dei casi: antibatterico, antimicrobico, seboregolatore e/o cheratinolitico.
Detergenti
Per la pulizia del viso, meglio i detergenti syndet a pH più vicino a quello cutaneo, liquidi, solidi, gel o schiume che non hanno poteri curativi, ma servono a non alterare lo strato superficiale della pelle. Nelle fasi iniziali della terapia si possono utilizzare i nuovi saponi liquidi lipid-free, caratterizzati dalla assenza di fragranze, coloranti e conservanti che possono essere usati anche senza risciacquo.
Raccomandazioni
Risulta chiaro che il trattamento dell’Acne vogare è principalmente di tipo farmacologico. Tuttavia l’ausilio di un corretto approccio cosmetologico risulta fondamentale per coadiuvare le terapie stesse potenziandone l’efficacia. Sono favoriti cosmetici privi conservanti, nickelfree, senza effetto occlusivo. Espressamente formulati per la cute seborroica sono utili per mimetizzare le lesioni infiammatorie. Per quanto riguarda l’esposizione solare è bene utilizzare sempre un’adeguata fotoprotezione tenendo in considerazione il proprio fototipo cutaneo, il tipo di acne e gli eventuali trattamenti terapeutici in atto. Infatti alcuni prodotti topici risultano essere fotosensibilizzanti. Chiariamo che il sole o i lettini UV non portano alla risoluzione vera e duratura dell’acne. Come un altro mito da sfatare è che non esistono dati in letteratura scientifica fino ad oggi pubblicati che supportino il ruolo dell’alimentazione come fattore concausale dell’eziopatogenesi dell’acne.
Complicazioni
L’acne può cagionare delle lesioni individuali alla cute, le più temute sono le cicatrici post acneiche di tipo atrofico o ipertrofico. Possono essere piccole (icepick), più larghe e profonde (rolling), o delle vere e proprie depressioni ovali/rotonde, simil varicelliformi (boxscar). Utile risulta in questi casi l’applicazione dei laser dermochirurgici, che possono rimodellare le sequele cicatriziali riducendole, con un apprezzabile risultato estetico per i pazienti. I laser come i peeling profondi sono controindicati nel caso in cui siano manifeste infezioni virali, batteriche o dermatosi infiammatorie. Prima di intraprendere iniziative dermochirugiche è bene sempre affidarsi a specialisti seri e di comprovata esperienza, il cui consiglio può essere davvero determinante. Infatti un primo esame comporterà la valutazione del fototipo cutaneo, il livello di attività sebacea, lo stato infiammatorio e le anomalie pigmentarie. Fattori che possono influenzare negativamente l’esito del risultato o addirittura dissuadere dal procedere a qualsiasi iniziativa dermochirurgica.

Purtroppo, ancora oggi le fonti di informazione al riguardo della patologia acneica nella maggior parte dei caso risultano inadeguate essendo rappresentate il più delle volte da genitori, amici, estetiste, riviste e raramente da specialisti dermatologi. Il corretto approccio diagnostico iniziale e la scelta di una adeguata terapia sono invece fondamentali. Non dimentichiamo che l’acne può causare un grave disagio psicologico che va dall’imbarazzo, alla timidezza, alla scarsa autostima, generando insicurezze e talvolta depressione che possono incidere fortemente sulle relazioni sociali dei soggetti.
Dr. Bruno Mandalari
Specialista in dermatologia
www.brunomandalari.it

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